“Il meglio deve ancora venire” solo se stai mangiando il ragù e poi ti fai la scarpetta.
Il pane. Per me è un miracolo. Intendo, è un miracolo che esista. Ci sono dei cibi che semplicemente “succedono”, accadono. Che ne so, la salsa di pomodoro. Immaginate un campo, nel Sud di quel ribollente pentolone di creatività che è l’Italia, in un mezzogiorno d’agosto. Facile cogliere un frutto rosso, maturo, profumato, e trovarsi il suo succo che cola tra le dita. Che fai, non l’assaggi? Non ti rendi conto che è buonissimo, perchè è pomodoro, perchè è caldo, perchè è liquido? Ecco, questo è ciò che chiamo un caso fortunato.
Ma il pane! Per prima cosa, a qualcuno deve essere venuto in mente di frantumare i chicchi del grano, e già questo per me è il segno di un’illuminazione divina.
Si dice che questa epifania sia accaduta in Giordania intorno al 12.000 a.C.
Poi, non solo questa “farina” deve essere entrata in contatto con l’acqua. Quello può succedere. No! Forse qualcuno deve aver pensato che quella poltiglia di semi frantumati e acqua fosse inutilizzabile, e l’ha lasciata, abbandonata, in una ciotola, dove una certa “muffa” l’ha fatta lievitare.
Pare che questo miracolo sia accaduto in Egitto, forse intorno al 3500 a.C.
Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.
Parafrasando questa citazione (sapete in quale film compare?), potrei dire: “cos’è il gusto? E’ l’intuizione di creare un cibo, la fortuna di scoprirne un altro e la genialità di mettere le due cose insieme”.
Avete già capito che sto parlando di quella azione fantastica, meravigliosa, irrinunciabile, che va contro ogni regola dell’etichetta e del bon-ton che si chiama “fare la scarpetta”?
Accostare la crosta del pane, croccante, profumata e amarognola (perchè, va detto, il pane più buono è quello cotto a legna) al liquido agrodolce che ha bollito ore ed ore insieme alla carne, o che si è unito velocemente al basilico, è davvero un piacere da ghiottoni.
E, ve lo posso assicurare, non ho ancora trovato un sugo che fosse troppo cattivo da rovinare la gioia della scarpetta.
