Oggi prendo spunto da una ricorrenza per ipotizzare un aspetto “hygge” che può andar bene anche per l’Italia.
Nella storia di ognuno di noi c’è un film (o ce ne sono più di uno!) che ci portiamo appresso, nei ricordi e nelle emozioni. Un film che abbiamo visto quando eravamo bambini e ci è piaciuto proprio tanto, oppure che è associato ad un momento speciale della nostra vita.
E poi ci sono i film condivisi. Quelli che si trovano nella memoria e nelle emozioni praticamente di tutti. Che hanno fatto la storia del cinema, perchè hanno saputo raccontare un certo periodo o certe tradizioni in un modo unico. Praticamente, degli archetipi.
Uno di questi film è “Pane, amore e fantasia”, girato nel 1953 in un piccolo paese in provincia di Roma, Castel San Pietro Romano. I protagonisti della pellicola sono Gina Lollobrigida (nei panni della “Bersagliera”) e Vittorio De Sica (nel ruolo di un maresciallo dei Carabinieri).
Parlo di questo film proprio oggi perchè oggi è la ricorrenza della scomparsa di Vittorio De Sica, uno degli artisti più importanti del dopoguerra, e perchè questo mi ha fatto ricordare la gita di quest’estate, tra mascherina, paura del covid-19 e curiosità, proprio a Castel San Pietro Romano.
Quindi, stasera credo proprio che ritaglierò un angolino di “hygge” sul divano, guardando quel vecchio film in bianco e nero alla luce di una candela. Se mi gira, potrei anche decidere di preparare un tè speziato, con la cannella che fa tanto anticipo di Natale.
A proposito. Ecco il dialogo che spiega il titolo del film, nella quale la “Bersagliera” risponde al maresciallo commentando la propria dignitosissima povertà:
Che te magni?
Pane.
E che ci metti dentro?
Fantasia, marescià.
