Immaginate di trovarvi abusivamente una posizione di potere e prestigio. In una posizione che vi porta ad essere circondati da nemici (scusate il francesismo) un sacco incazzati, ma vi fa avere allo stesso tempo tantissimi vantaggi, in fatto di soldi e di bella vita.

Il minimo che possiate fare, per fermare il trono che scricchiola, è di costruirvi delle “pezze d’appoggio” che vi coprano le spalle e che, se vi dice bene, vi giustifichino davanti agli occhi del mondo.

Proprio questo deve aver fatto, con molta probabilità, Papa Leone IX, nel 1053, quando ha “casualmente” ritrovato la cosiddetta “donazione di Costantino“, documento che giustificherebbe il potere temporale del Papa. In questo documento si legge:

«In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo… Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell’Italia e delle regioni occidentali.»

Leone IX è stato fortunato: molti hanno creduto a quel documento, ai suoi tempi e successivamente. Molti, ma non tutti. Dante Alighieri, ad esempio, nel suo De Monarchia, pur non ritenendo falsa la donazione, ne negava il valore giuridico, ritenendolo un “atto non valido”. Secondo lui, infatti, Costantino non avrebbe avuto il diritto di donare a terzi dei territori appartenenti all’Impero, e il Papa non avrebbe dovuto comprenderli tra i propri possedimenti, perchè questa azione sarebbe andata contro i precetti neotestamentari riguardo all’obbligo di povertà per la Chiesa.

Per rinforzarne la credibilità, papa Innocenzo IV, nel 1246, allora in lotta con l’imperatore Federico II, fece dipingere una vera e propria “storyboard” (ossia una serie di immagini che potrebbero facilmente essere trasformate in un film) sulle pareti dell’Oratorio di San Silvestro.

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