Qualche giorno fa mi è stata rivolta una domanda che mi ha lasciato senza parole. Semplicemente, non conoscevo la risposta. Sono davvero caduta dalle nuvole, anche perchè non me l’aspettavo.

“Qual è la differenza tra minestra e zuppa?”.

Cavoli, abbiate pietà di me, ho imparato da poco a fare il soffritto, non potete chiedermi queste cose di livello avanzato!

Comunque, da brava studentessa, mi sono andata a documentare, e mi è letteralmente girata la testa, è stato come scoperchiare il famoso tombino delle favole, quello che nasconde un mondo intero (da fiaba, ovviamente).

Cominciamo prendendo la parola “minestra”. Il miglior modo per comprenderla è risalire alla sua origine latina, “ministrare”. Questa parola non esiste più nel nostro vocabolario, ma fa subito pensare a tanti figliolini che ha avuto, a cominciare da “somministrare” e proseguendo con “amministrare”, “ministro”, “menestrello”, “mestiere”.

Insomma, per farla breve, la “minestra” è ciò che si “somministra”, è il piatto servito (tra l’altro, sapevate che “minister” è il contrario di “magister”? Quindi, se il “magister” è il più grande di tutti, colui che si trova in una posizione elevata, il “minister” è l’umile servitore – ah, ah, ah, qualcuno dovrebbe ricordarlo a certi signori che siedono sulle poltrone del potere!).

In certe zone del Nord, pare che “minestra” sia un sinonimo di “primo piatto”. In generale, però, la minestra è una “vivanda a base di pasta o riso e verdure, servita in brodo”.

A dimostrarlo, ci sono il diminutivo e l’accrescitivo: la “minestrina” mi riporta all’infanzia, quando mangiavo stelline in brodo mescolate al formaggino, mentre il “minestrone” è il misto un po’ caotico di verdure, al limite con aggiunta di fagioli e pasta.

La zuppa, invece, pare derivi da un verbo che significa “bere”. Quindi, siamo d’accordo che, anche in questo caso, stiamo parlando di un cibo accompagnato da un liquido (non a caso, nel linguaggio comune, essere “zuppi” significa aver preso così tanta pioggia da avere i vestiti fradici, e “inzuppare” significa intingere pane, biscotti e cornetti in un liquido per farli diventare molli e pieni del liquido stesso).

Quali parole conosco associate? Zuppa di pesce, zuppa di legumi, zuppa di funghi. Niente pasta, dunque. Al limite, crostini tostati (e, a chi piace, strofinati con l’aglio).

Insomma: la differenza tra zuppa e minestra è sottile, ma esiste. Se poi volete sapere di più circa i modi di dire legati a queste due pietanze, seguite domani il podcast.