Vi voglio raccontare un aneddoto. Vita vissuta, come si dice.

Ero in una scuola. Una classe. Bruttina, squalliduccia. Funzionale, certo, ma non si chiede a banchi e sedie di essere grandi complementi d’arredo e, a dirla tutta, non si chiede loro neanche di essere troppo comodi: i bambini potrebbero addormentarsi!

Accanto a me c’era una signora danese. Mi stava aiutando ad allestire la tavola per un piccolissimo rinfresco, di quelli che piacciono tanto da queste parti: tocchetti di formaggio, crackers e vino rosso.

Le mie narici erano abbastanza solleticate dal profumo del parmigiano a temperatura ambiente, e stavo pregustando il dolcesalato dei crackers di una ben nota marca dall’incarto giallo. Quindi, per me gli ingredienti che potevano rendere non “hyggelig”, ma un po’ meno squallida la classe, erano già presenti.

Poi, mi sono ricordata che, in omaggio alle abitudini locali, avevo fatto scivolare in tasca, uscendo di casa, un paio di quelle candelette “da tè”, quelle che nessuno di noi aveva praticamente mai visto, prima che arrivasse Ikea in Italia. Ne ho accesa una, e tanto è bastato. Gli occhi della signora si sono illuminati (in tutti i sensi, evidentemente) e non appena lo stoppino è stato avvolto dalla fiamma, lei ha esclamato:

Hvor hyggeligt!

 

Non è un’esagerazione. Basta una fiammella accesa, anche la più piccola e misera, a portare l’hygge in una stanza.

Non a caso, il guastafeste è il lyseslukker, colui (o colei) che spegne le candele.