Se vivi in Danimarca, non puoi non avere a che fare con l’hygge. E’ una delle prime cose che impari, appena arrivi qui. Pane nero, biciclette, pioggia, candele e hygge.
Che poi, tra l’altro, ‘sta parola è pure difficile da pronunciare. L’acca è poco più di un sussurro. La ipsilon non è una “i”, come siamo abituati a considerarla. E’ una “u”, ma non una vera “u”. E’ come se la i e la u avessero fatto l’amore e fosse nato un figliolino un po’ bruttino, che non sai neanche come classificare.
Come se non bastasse, non c’è neanche una traduzione semplice. Non esiste, in italiano, una parola che possa essere usata al suo posto.
Dire “ho incontrato i miei amici, abbiamo mangiato insieme, è stato molto accogliente” non va bene, non esprime lo stesso concetto che si può trovare nella frase “ho incontrato i miei amici, abbiamo mangiato insieme, è stato molto hyggeligt“.
Dice Meik Wiking, direttore dell’Happiness Research Institute di Copenhagen:
La hygge è legata a un’atmosfera e a un’esperienza, più che agli oggetti. E’ stare con le persone che amiamo. E’ la sensazione di essere a casa, di trovarci al sicuro, di essere protetti dal mondo e poter quindi abbassare la guardia. Magari semplicemente conversando sulle piccole o grandi cose della vita, godendoci una compagnia tranquilla e silenziosa oppure sorseggiando una tazza di tè da soli.
Hygge è qualcosa di impalpabile, un po’ come un profumo, che puoi percepire se c’è, ma che non puoi descrivere fino in fondo.
Come spiegare, quindi, che per me quella foto descrive il mio concetto (sbagliato, naturalmente, perchè solo chi è nato e cresciuto qui ha la giusta e completa idea) di hygge?
Forse cercando di portarti nella situazione nella quale ero quando l’ho scattata.
Quella è la finestra della stanza nella quale trascorro la maggior parte del mio tempo. Il mio “studio”, il mio piccolo, meraviglioso caos, dove ogni elemento in disordine mi parla di casa. La stanza era calda il giusto, e io avevo addosso un vestito molto comodo. Stavo bevendo un tè. Fuori, il sole pomeridiano stava giocando con i colori delle foglie autunnali, gialle, rosse e ocra dell’ailanto che cresce nel parcheggio di fronte. Dentro, una gradevole musica di sottofondo.
Ecco, per me questo è stato un momento “hyggeligt” (ossia l’aggettivo di “hygge”). Probabilmente, un danese non sarebbe stato d’accordo, perchè “non c’è hygge senza una candela accesa!”
