Dal 1937, il panorama del quartiere Ostiense di Roma è definito da un “gigante antico”, costruito per poter stivare – e quindi redistribuire – il gas di città: il “Gazometro”.
Già prima, intorno al 1910, erano stati edificate altre strutture simili, ma più basse e larghe. Perchè in questa zona?
Semplice: per via della presenza del fiume e di un ponte, il “ponte di ferro”, come lo chiamano i romani, per via del materiale col quale è fatto, malgrado il suo vero nome sia “ponte dell’Industria”.
Lo ha voluto Papa Pio IX, nel 1863, insieme al tracciato della nascente ferrovia. Questa zona, in quel momento, era perfetta: un ampio spazio da poter adibire ad area industriale. Nell’arco di pochi anni, qui sono sorti stabilimenti come i Mulini Biondi e la Mira Lanza. E, ovviamente, l’area dedicata all’approvvigionamento e alla conservazione del gas di città.
Prima della costruzione di questa struttura, esistevano piccoli gazometri anche a via Flaminia e a via dei Cerchi. Non oso pensare a quanto dovesse stonare la presenza di una struttura di metallo accanto al Circo Massimo e poco distante dalla Domus Aurea, l’imponente villa di Nerone!
Il grande gazometro, che misura quasi 100 metri d’altezza (tanto da essere stato per molto tempo il più grande d’Europa) al momento viene usato solo in occasione di eventi particolari. Il più recente risale al marzo scorso, quando è stato illuminato di bianco, rosso e verde come simbolo di speranza nella lotta al coronavirus.
Eppure, c’è chi spera ancora che possa tornare a rivestire un ruolo più attivo nella città, se non come impianto per il gas, almeno come struttura artistica e come memoria storica.
